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«Esiste un solo romanzo, nelle nostre
letterature! Una sola passione che impone le stesse peripezie in tutti i tempi da
Tristano in poi, dall’epifania grandiosa e decisiva dell’archetipo della passione
nel XII secolo». È la scoperta che Denis de Rougemont annuncia in queste pagine,
che riprendono il filo della sua opera maggiore, L’Amour et l’Occident. Mutano
i fondali e le persone del dramma, ma a occupare la scena della letteratura
occidentale sono sempre loro, Tristano e Isotta, eroi di una passione che sceglie la
trasgressione contro la norma, la notte contro il giorno, in ultimo la morte contro
la vita. Tre romanzi di amour-passion del Ventesimo secolo – Il dottor
Zivago, Lolita, L’uomo senza qualità – sono sottoposti da De Rougemont ad analisi mitologica,
o «mitanalisi»: l’eroe di Pasternak insegue la sua Isotta, Lara, braccato
da un Re Marco ferocissimo, il despota sovietico; Humbert Humbert venera un
dolo avvolto dall’aura dell’interdetto, una «ninfetta» dodicenne; l’Ulrich di
Musil si oppone al divieto più assoluto, l’incesto, amando la gemella
Agathe. Ovunque domina Tristano, che però è qui chiamato a fare i conti con altre due
figure: Don Giovanni, che ha per l’occasione le fattezze di Friedrich
Nietzsche, seduttore di tutte le idee del suo tempo; e Amleto, alter ego di un altro principe
danese, Søren Kierkegaard, tormentato dalla sua vocazione come l’eroe di Shakespeare
lo era dallo spettro paterno.
Denis de Rougemont
(1906-1985) è stato uno scrittore e saggista svizzero, tra l’altro pioniere del federalismo
europeo. Il suo capolavoro, L’Amour et l’Occident, apparso per la prima volta
nel 1939, è uno dei libri più influenti del Novecento. Tra le altre sue opere
di argomento affine, La Part du Diable (1942), Les Personnes du Drame (1947),
Doctrine Fabuleuse (1947) e L’Aventure occidentale de l’homme (1957).
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