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Guido VitielloUna stagione all'inferno
Pagine 180, formato 23 cm, anno di pubblicazione 2007,prezzo di copertina € 13,50, ISBN 88-86908-73-3.
Sono ormai centinaia, dalla fine della guerra a oggi, i film tedeschi che hanno affrontato (o eluso) il passato nazista e la sua eredità morale. In queste pagine, tuttavia, si è scelto di parlare di un solo film, che Susan Sontag ha definito «il film più straordinario che io abbia mai visto, e una delle grandi opere d’arte del ventesimo secolo»: è Hitler, un film dalla Germania di Hans-Jürgen Syberberg, tetralogia wagneriano-brechtiana di durata impossibile (oltre sette ore) e di genere inclassificabile. È il film che meglio di ogni altro consente di riflettere sulla colpa tedesca, giacché la sua ambizione titanica – e inevitabilmente votata allo scacco – è proprio la liberazione dei tedeschi dal peso del loro passato traumatico. Ma il film di Syberberg offre anche un’occasione impareggiabile per rileggere l’intera storia del cinema tedesco, ripercorrendo a ritroso la traiettoria fatale delineata da Siegfried Kracauer: da Caligari a Hitler, dalle figure sinistre e perturbanti del cinema espressionista al delirio totalitario del "dodicennio nero".
Guido Vitiello è dottore di ricerca in Sociologia della Comunicazione. Collabora con la cattedra di Istituzioni di Sociologia presso la Facoltà di Scienze della Comunicazione all’Università "La Sapienza" di Roma e cura le pagine delle recensioni di libri per il settimanale «Internazionale». Per il resto, tutto quel che c’è da sapere a suo riguardo lo ha affidato al suo sito UnPopperUno (www.unpopperuno.net).
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